Le libere utilizzazioni costituiscono un importante eccezione alle regole normative dettate in materia di diritti d’autore. Ed è la medesima legge sul diritto d’autore a prevederle e disciplinarle, sancendo una serie di ipotesi per le quali un’opera protetta può comunque essere utilizzata senza il previo consenso dell’autore o del titolare del diritto connesso (come l’editore).

Ma vediamo nel dettaglio cosa prevede la normativa.

L’art. 65 l.d.a. (CLICCA QUI per il testo dell’articolo), recependo una direttiva europea (n. 2001/29/CE), dispone che gli articoli di attualità di carattere economico, politico o religioso, pubblicati su riviste e giornali, oppure radiodiffusi o comunque messi a disposizione del pubblico (includendo, quindi, anche la diffusione tramite internet), possono essere liberamente riprodotti o comunicati al pubblico in altre riviste o giornali, anche radiotelevisivi, se la riproduzione o l’utilizzazione non sia stata espressamente riservata, purché si indichi la fonte da cui sono tratti, la data e il nome dell’autore, se riportato. L’eventuale dichiarazione di riserva dev’essere effettuata con l’inserimento dell’espressione “riproduzione riservata” o altra locuzione equipollente.

Al secondo comma l’articolo in esame prevede che la riproduzione o la comunicazione al pubblico di opere o materiali protetti utilizzati in occasione di avvenimenti di attualità è consentita ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca e, nei limiti dello scopo informativo, sempre che venga indicata la fonte (salvo il caso di impossibilità), incluso il nome dell’autore, se riportato.

La norma, seguendo la ratio della prevalenza dell’interesse pubblico sull’interesse del singolo autore, introduce una evidente eccezione ai principi generali dettati in materia di proprietà intellettuale, consentendo la riproduzione di opere protette senza che sia necessaria la richiesta di autorizzazione dal titolare del diritto. Unico limite è rappresentato dal caso in cui il titolare dei diritti di sfruttamento se ne sia riservata la riproduzione o l’utilizzazione.

La norma testé riportata va collegata all’art. 101 l.d.a. (CLICCA QUI per il testo dell’articolo), che stabilisce che la riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica e purché se ne citi la fonte.

L’art. 70 l.d.a. (CLICCA QUI per il testo dell’articolo), dispone, al primo comma, che il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico siano liberi se effettuati per uso di critica o di discussione e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.

L’art. 2 della legge 9 gennaio 2008, n. 2 inserisce una norma in tema di libera pubblicazione di talune opere nella rete Internet, aggiungendo, dopo il primo comma dell’art. 70 l.d.a., sopra citato, il comma 1-bis che consente la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro.

La formulazione della norma ha suscitato non poche polemiche: il problema principale della norma è costituito dal fatto che la medesima non chiarisce il significato di “bassa risoluzione” o di “degradato” (considerato il fatto che tutte le immagini e le musiche riprodotte sul web sono già degradate rispetto ai rispettivi originali) e rinvia ad un decreto del Ministro per i beni e le attività culturali il compito di dare le relative definizioni (purtroppo i decreti attuativi non sono, ad oggi, mai stati pubblicati).

Ulteriori problemi sorgono considerando che il termine “immagini” utilizzato dalla norma è eccessivamente generico (non è dato sapere se si ci riferisca solo alle immagini intese come fotografie, oppure anche ad immagini di altro genere). Problema analogo sorge per il termine “musiche”.

Il terzo comma dell’art. 70 l.d.a. prevede che il riassunto, la citazione o la riproduzione debbano essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratta di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino nell’opera riprodotta.

Quindi ogni libera utilizzazione dev’essere accompagnata dalla citazione della fonte.

Alla luce dei problemi e dei dubbi interpretativi e di definizione che le succitate norme sulle utilizzazioni libere pongono, appare evidente che le innovazioni normative e le eccezioni poste alle regole sul diritto d’autore, soprattutto con l’introduzione del comma 1- bis all’art. 70 l.d.a., rischiano di limitare, anziché ampliare, i confini della riproduzione lecita, in precedenza garantita dall’originaria formulazione di una legge concepita e scritta molti anni prima che si potesse anche solo ipotizzare la nascita di internet (precisamente la legge è del 1941).

 

Articolo redatto a cura dell’Avv. Luca Rufino