Il Libretto Famiglia INPS sostituisce i vecchi voucher per il lavoro occasionale. Anche chiamati buoni lavoro, il governo Gentiloni li aveva aboliti nel mese di marzo 2017, per poi reintrodurli, riveduti e corretti, con la Legge 21 giugno 2017, n. 96, di conversione del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 (CLICCA QUI).

Le prestazioni di lavoro occasionale sono strumenti che possono essere utilizzati dai soggetti che vogliano intraprendere attività lavorative in modo sporadico e saltuario.

Gli utilizzatori possono acquisire prestazioni di lavoro attraverso il libretto famiglia, un libretto nominativo prefinanziato, composto da titoli di pagamento, il cui valore nominale è fissato in 10 euro lordi, importo finalizzato a compensare attività lavorative di durata non superiore ad un’ora. Del valore nominale di 10 euro di ogni titolo di pagamento, 8 euro costituiscono il compenso netto del prestatore, 1,65 euro vengono accantonati per la contribuzione IVS alla Gestione Separata, di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, 0,25 euro per il premio assicurativo INAIL, contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, disciplinata dal testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, nonché 0,10 euro per il finanziamento degli oneri gestionali.

Il libretto famiglia può essere acquistato mediante versamenti tramite F24 modello Elide, con causale LIFA, oppure accendendo tramite il sito INPS al “Portale dei pagamenti”.

Il libretto famiglia è rivolto alle persone fisiche che non esercitano attività professionale o d’impresa.

Le attività che l’utilizzatore può remunerare tramite i nuovi voucher sono tassativamente indicate dalla legge e consistono in:

– piccoli lavori domestici, inclusi i lavori di giardinaggio, di pulizia o di manutenzione;

– assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con disabilità;

– insegnamento privato supplementare.

Le prestazioni di lavoro occasionale prevedono i seguenti limiti economici, tutti riferiti all’anno civile di svolgimento della prestazione lavorativa e corrispondono:

– per ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro;

– per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro;

– per le prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore, a compensi di importo non superiore a 2.500 euro.

Tali importi sono riferiti ai compensi percepiti dal prestatore, al netto di contributi, premi assicurativi e costi di gestione.

La misura del compenso è calcolata sulla base del 75% del suo effettivo importo, esclusivamente nel rapporto tra  ciascun utilizzatore con riferimento alla totalità dei prestatori, per le seguenti categorie di prestatori:

– titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità;

– giovani con meno di venticinque anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado ovvero a un ciclo di studi presso l’università;

– persone disoccupate, ai sensi dell’articolo 19, decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150;

– percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione sociale (REI), di Sostegno per l’integrazione attiva (SIA), che verrà però gradualmente sostituito dal REI, ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito.

Pertanto, i limiti di compenso complessivo, riferiti a ciascun singolo prestatore, sono sempre da considerare nel loro valore nominale. Diversamente, un singolo utilizzatore, ai fini del rispetto del limite economico, potrà computare nella misura del 75% i compensi erogati a favore dei lavoratori appartenenti alle categorie sopra indicate (circolare INPS 5 luglio 2017, n. 107 – CLICCA QUI).

Non è possibile fare ricorso a prestazioni di lavoro occasionali da parte di lavoratori con i quali l’utilizzatore abbia in corso, o abbia avuto negli ultimi 6 mesi, un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa.

Per l’utilizzo del libretto famiglia non sono previsti particolari adempimenti burocratici.

Per usufruire del libretto famiglia sia l’utilizzatore che il prestatore devono accedere e registrarsi alla piattaforma tramite il servizio online dedicato.

Le procedure di registrazione e di comunicazione dei dati relativi alla prestazione lavorativa possono essere svolte direttamente dagli utilizzatori e dai prestatori, anche tramite Contact center, dai patronati (legge 30 marzo 2001, n. 152) e dagli intermediari (legge 11 gennaio 1979, n. 12) muniti di apposita delega (messaggio 31 luglio 2017, n. 3177 – CLICCA QUI).

Anche gli intermediari autorizzati e gli enti di patronato, attraverso la specifica procedura, potranno operare in nome e per conto dell’utilizzatore e/o del prestatore sulla base di apposite deleghe rese per iscritto dal delegante.

L’utilizzatore è tenuto a comunicare, al termine della prestazione lavorativa e non oltre il terzo giorno del mese successivo allo svolgimento della prestazione stessa: dati identificativi del prestatore; il compenso pattuito; il luogo di svolgimento della prestazione; la durata; l’ambito di svolgimento; altre informazioni per la gestione del rapporto.

Contestualmente alla trasmissione della comunicazione da parte dell’utilizzatore, il prestatore riceve notifica della stessa tramite mail o SMS.

L’INPS, entro il 15 del mese successivo a quello in cui la prestazione si è svolta, eroga direttamente i compensi pattuiti a seconda della modalità prescelta dal prestatore all’atto della registrazione.

Articolo a cura dell’Avv. Luca Rufino