La proprietà esclusiva dell’immobile e la cessazione della convivenza more uxorio:

  • Quali diritti ha il soggetto non proprietario dell’immobile allorquando venga meno il rapporto di convivenza ?

Sull’argomento è intervenuta, in tempi piuttosto recenti, la Corte di Cassazione (Sentenza n. 7214/2013) chiamata a pronunciarsi in un giudizio che aveva ad oggetto il caso di un convivente more uxorio, il quale agiva nei confronti della propria ex partner, asserendo di essere stato spogliato in modo fraudolento (a seguito di cambio delle serrature) dal compossesso dell’immobile (di proprietà esclusiva della compagna) adibito ad abitazione familiare in cui viveva con la stessa.

Tale pronuncia rileva come sul punto vi fossero due orientamenti contrapposti e contribuisce a fissare alcuni principi in ordine alla qualificazione giuridica del partner non proprietario:

1) Un primo orientamento relegava il convivente non proprietario nella posizione di un ospite, di un soggetto semplicemente “tollerato” dal proprietario;

2) Un secondo orientamento, di segno opposto, riconosceva al convivente – che godesse del bene con il partner possessore a titolo di proprietà – una posizione riconducibile alla “detenzione autonoma” (qualificata dalla stabilità della relazione familiare).

Tale differenza è di tutto rilievo, posto che, solo in presenza di una “detenzione qualificata”, il partner non proprietario potrebbe promuovere, ove subisse uno spoglio, un’azione di reintegrazione nel possesso.

La citata pronuncia di legittimità ha aderito al secondo orientamento ed ha statuito che la convivenza more uxorio determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un potere di fatto basato su un interesse proprio ben diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità, tale da assumere i connotati tipici di una detenzione qualificata (tale orientamento è stato poi confermato da ulteriori sentenze della Cassazione Civile, la n. 7/2014 e la n. 10377/2017).

Non è, quindi, consentito al convivente proprietario di ricorrere alle vie di fatto (per esempio cambiando la serratura di accesso) per estromettere l’altro dall’abitazione, perchè il principio della buona fede e della correttezza, dettato a protezione dei soggetti più esposti e delle situazioni di affidamento, impone al legittimo titolare che, cessato il rapporto di convivenza, intenda recuperare, com’è suo diritto, l’esclusiva disponibilità dell’immobile, di avvisare il partner e di concedergli un termine congruo per reperire altra sistemazione.

Conseguentemente, nel caso di verifichi – ad opera dell’ex partner proprietario – un’estromissione violenta o clandestina del convivente dall’unità abitativa quest’ultimo può ricorrere alla tutela possessoria, esperendo l’azione di spoglio nei confronti dell’altro

  • Cosa fare, quindi, per mandar via da casa il convivente ?

Ove il rapporto di convivenza sia cessato e l’ex non si allontani dalla casa va, pertanto, esperita un’azione di rilascio o di restituzione del bene immobile di proprietà esclusiva dell’istante (azione fondata sulla cessazione della convivenza), tesa ad ottenere la riconsegna della casa da parte di chi, come l’ex partner, si trova nella materiale disponibilità del bene in assenza di un idoneo titolo legittimante.

Articolo redatto a cura dell’Avv. Simone Poggi